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Quel welfare all'italiana che conta sui nonni

ROMA - Il welfare italiano è ormai sempre più a trazione familiare. E i perni su cui ruotano bisogni e necessità della famiglia sono i nonni (oltre alle donne, ma questa è un'altra storia). Se poi sono in pensione e godono di buona salute diventano elementi preziosi. Sono loro a tenere i nipoti quando i genitori vanno al lavoro. E sono sempre loro a fare da autisti per accompagnare i piccoli a scuola o a fare sport. Costretti spesso, su rischiesta di madre o padri assenti, a improvvisarsi psicologi di adolescenti irrequieti o con paghette magre. Un lavorio incessante, tra appuntamenti e scadenza. Un lavoro, che secondo un'indagine diProntoPro vale più o meno quasi 2.000 euro al mese. Un calcolo che è stato fatto prendendo in considerazione tutte le attività svolte dentro e fuori casa, con le relative paghe orarie riconosciute a chi esercita i diversi mestieri al di fuori della famiglia, come lavoratore professionista. Senza contributi chiaramente. Vivono ormai di pensione.

E' il welfare all'italiana appunto, reso ancora più gravoso dalla crisi economica che ormai, tra alti e bassi dura da dieci anni. E che non tiene conto dell'aiuto concreto in termini di denaro e casa che spesso i nonni sono costretti a mettere a disposizione di figli che hanno perso il lavoro o di nipoti che ancora non lo hanno trovato. Che la famiglia italiana sia sempre stata unita, soprattutto rispetto ad altri Paesi, non è una novità, ma negli anni il fenomeno è cresciuto. Anche perché in Italia la stragrande maggioranza degli anziani, secondo un sondaggio condotto dalla società di ricerca Ipsos per la Fondazione Korian per l’invecchiamento di qualità, i nonni italiani vivono bene la loro età e giudicano la loro vita fonte di piacere (73%). Un sentimento che è più basso però rispetto alla media europea (74%), forse proprio per quei "carichi" familiari che almeno in molti Paesi del Nord Europa non gravano sui nonni.

Ben tre anziani su quattro, sempre secondo la ricerca Ipsos, si sentono ancora utili (77%) e pongono l’accento sulla loro autonomia (35%) e sulla genitorialità (29%) come chiavi della loro felicità. Il sondaggio dal titolo “I Senior di oggi in Europa. Sentirsi utili per invecchiare bene”, ha messo a confronto i dati raccolti in Francia, Italia, Germania e Belgio. Anche da questi dati viene fuori che il welfare italiano è a trazionefamiliare. Gli anziani italiani sono molto più coinvolti dei coetanei europei, dispensano consigli a figli e nipoti (44% contro una media europea del 27%), si tengono aggiornati sulle innovazioni (39% contro il 42% europeo) e badano ai nipoti (35% contro 28%). E non finisce qui. Cucinano e aiutano nelle incombenze domestiche (25% contro 15%), ospitano i familiari durante le vacanze (19% contro 17%), propongono e organizzano cene o pranzi di famiglia (22% rispetto al 19%). E soprattutto sono molto parsimoniosi, anche perché il 40% dei nonni italiani aiuta economicamente le famiglie. Ben il 54% riesce a risparmiare, dopo tedeschi (47%), francesi (44%) e belgi (41%).
 
“I risultati del sondaggio Ipsos - spiega Mariuccia Rossini, presidente di Korian Italia - mostrano quanto sia centrale il ruolo dei senior italiani nel vissuto familiare e nel tessuto sociale ed economico del nostro paese. Tuttavia dall’indagine emerge che i senior italiani sono i meno numerosi a sentirsi cittadini di pieno diritto rispetto ai coetanei europei. E questo dato è una spia importante perché evidenzia che ci sono ancora ampie aree di intervento per migliorare la qualità di vita dei nostri over 65, sia con migliori misure di assistenza sia con progetti di coinvolgimento professionale e sociale”. Sempre che gli rimanda del tempo libero dopo aver provveduto ai bisogni di figli e nipoti.
 

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