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Referendum in Macedonia: la vera posta in gioco è l'adesione a Ue e Nato - Il Sole 24 ORE

Il Sole 24 OREReferendum in Macedonia: la vera posta in gioco è l'adesione a Ue e NatoIl Sole 24 OREIl referendum che si tiene nella FYROM (Former Yugoslav Republic of Macedonia) riguarda l'accettazione del compromesso raggiunto dal governo di Skopje con la Grecia che comporterà il cambiamento del nome del Paese in “Repubblica della Macedonia ...In Macedonia si vota per un nuovo nomeIl PostMacedonia al referendum sul cambio nome: Skopje guarda a Ue e NatoLaPresse«Macedonia del nord», la guerra del nome da vincere con il votoCorriere della SeraIl Foglio -Il Sussidiario.net -Lettera43 -Notizie Geopolitichetutte le notizie (175) »

Il referendum che si tiene nella FYROM (Former Yugoslav Republic of Macedonia) riguarda l'accettazione del compromesso raggiunto dal governo di Skopje con la Grecia che comporterà il cambiamento del nome del Paese in “Repubblica della Macedonia del Nord” e il diniego di ogni legame con l'antica Macedonia ellenica.

In sostanza, il voto riguarda l'adesione all'Unione Europea e alla Nato, in quanto Atene – in caso di mancata approvazione dell'intesa – continuerà nella sua campagna (che dura da 27 anni) di opposizione all'ingresso di Skopje nelle due organizzazioni internazionali, finché non sarà modificato un nome, Macedonia, che ritiene comporti una implicita rivendicazione territoriale sulla Grecia settentrionale. L'accordo stipulato tra i due premier, Zoran Zaev e Alexis Tsipras, è complesso e articolato, tutto proteso a porre le fondamenta di relazioni di buon vicinato. Ma le opposizioni in entrambi i Paesi sono forti, cavalcate dai rispettivi nazionalismi. Tanto che sulla scheda del referendum la domanda è formulata in modo quasi “suggestivo”: “Sei in favore dell'adesione alla Ue e alla Nato attraverso l'accettazione dell'accordo ….”: in effetti il numero di coloro che desiderano l'ingresso nella Ue come via per uscire da decenni di stagnazione e instabilità (la disoccupazione è oltre il 20%) è sicuramente superiore ai sinceramente favorevoli alla modifica della denominazione e costituzione del Paese.

Macedonia, tensioni ad Atene. Ecco perché

Contrasti nel paese. Lo stesso presidente di Fyrom, Gjorge Ivanov, ha invitato la popolazione a boicottare il referendum. Per la validità del referendum, occorre la partecipazione di almeno il 50% dei meno di due milioni di aventi diritto. Una percentuale che di fatto dovrà essere del 60-65%, secondo le stime di alcuni osservatori politici, in quanto qualche centinaio di migliaia di aventi diritto difficilmente eserciterà la facoltà di voto in quanto emigrato all'estero. Il risultato potrebbe essere deciso dalla minoranza albanese, praticamente tutta favorevole all'adesione alla Ue.

Sollecitazioni esterne. Tra i favorevoli al boicottaggio, c'è il partito “Macedonia Unita”, che ha legami con la Russia. La settimana scorsa il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov ha comunque negato ogni interferenza sul voto (“Non stiamo dicendo niente”), ma è ovvio che Mosca veda con il fumo negli occhi una ulteriore espansione della Nato nei Balcani. Da vari leader europei e dagli ambienti di Nato e Usa sono arrivate invece esplicite sollecitazioni in favore del sì: prima fra tutte Angela Merkel, giunta a Skopje tre settimane fa.
I POSSIBILI SVILUPPI. Se prevarrà il sì e ci sarà il quorum, Zaev canterà vittoria e procederà a far passare dal parlamento le modifiche costituzionali necessarie. In caso contrario si profilerà una crisi politica, con l'opposizione, guidata dal partito Vmro-Dpme (che ha lasciato libertà di coscienza ai suoi sostenitori tra votare no o disertare le urne) a chiedere elezioni anticipate.

Dall'esito del referendum dipenderanno anche sviluppi importanti della situazione politica in Grecia. Se vincerà il sì, ad Atene gli opposizioni dell'accordo vi troveranno una ulteriore conferma che si tratterebbe di una soluzione negativa per la Grecia. Ma per lo stesso Tsipras potrebbe trattarsi di un regalo “avvelenato”: la palla passerebbe in campo greco a primavera e il partito nazionalista suo alleato di coalizione resta decisamente contrario all'accordo. Non è chiaro se l'intesa possa passare al Parlamento di Atene. La spinosa questione potrebbe quindi contribuire a indurre Tsipras a convocare elezioni anticipate, rispetto alla scadenza dell'autunno 2019.

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